Si è svolto oggi alla Torre di Porta Nuova dell’Arsenale di Venezia l’incontro “Giovani artigiani. Valorizzazione e promozione delle produzioni tradizionali e culturali presenti nel sito UNESCO Venezia e la sua Laguna”, inserito nel palinsesto degli appuntamenti della quarta edizione del Salone dell’Alto Artigianato Italiano, in programma all’Arsenale fino a domani, domenica 4 ottobre. Un’occasione per mettere al centro uno dei temi decisivi per il futuro dell’artigianato veneziano: la capacità di trasmettere alle nuove generazioni conoscenze, tecniche e mestieri che rappresentano una parte essenziale dell’identità della città, trasformando la tutela della tradizione in una concreta opportunità professionale.
Proprio da questa esigenza nasce l’esperienza pilota di inserimento lavorativo che, dallo scorso 21 settembre, vede protagonisti Tommaso Girardi, Sara Granzotto e Arianna Scià, tre giovani che hanno scelto di avvicinarsi al mondo dell’artigianato tradizionale guardandolo come possibile strada per il proprio futuro. Il progetto, promosso dall’Ufficio UNESCO del Comune di Venezia con l’ausilio di CNA Metropolitana di Venezia, propone tre mesi di esperienza diretta nelle botteghe veneziane, mettendo in relazione giovani, imprese e competenze del saper fare.
L’iniziativa, promossa dall’Ufficio UNESCO del Comune di Venezia, con l’ausilio di CNA Metropolitana di Venezia, prevede tre mesi di avvicinamento concreto al mondo del saper fare artigiano. L’attivazione dei percorsi è resa possibile grazie al progetto “Valorizzazione e promozione delle produzioni tradizionali e culturali presenti nel Sito UNESCO”, finanziato dal Ministero della Cultura nell’ambito della Legge 77/2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti e degli elementi italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella lista del patrimonio mondiale, posti sotto la tutela dell’UNESCO”.
Ad accogliere i ragazzi saranno due realtà veneziane, la falegnameria Spazio Legno e l’atelier La Bauta, che si sono candidate per ospitare questa esperienza.
L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia di tutela e valorizzazione delle attività tradizionali veneziane, come sottolinea l’Assessore Sebastiano Costalonga: “Questa iniziativa rappresenta un tassello fondamentale per la tutela e il rilancio del nostro tessuto economico e culturale. L’artigianato è ciò che ha reso grande Venezia fin dai tempi della Serenissima, ed è nostro dovere continuare a valorizzarlo: non solo per custodirne la storia, ma soprattutto per offrire nuovi spunti e concrete opportunità lavorative ai giovani, affinché possano scegliere di rimanere e costruire qui il loro futuro. Si tratta di un percorso che va di pari passo con un disegno strategico più ampio avviato sull’intero territorio comunale, volto ad alzare sempre di più l’asticella della qualità dell’offerta commerciale. Penso a provvedimenti pionieristici come il Regolamento Antipaccottiglia, che ha fatto da capofila a livello nazionale ed europeo mettendo un freno al proliferare di attività che vendono merce priva di ogni legame con la storia e l’identità veneziana, ma anche ai nuovi regolamenti per il commercio su area pubblica e per le edicole, nati con l’obiettivo di garantire decoro urbano e una leale concorrenza. In questa stessa direzione si inserisce l’importante lavoro portato avanti con la Commissione Europea per il riconoscimento del marchio IGP al Vetro di Murano e al Merletto di Burano, una tutela che stiamo lavorando per estendere presto anche alla cantieristica tradizionale e all’arte dei maschereri”.
Fino al 14 dicembre l’obiettivo è costruire un percorso attivo di apprendimento, nel quale i ragazzi si cimenteranno con materiali nobili come il legno e i tessuti, entrando concretamente nel mondo delle botteghe veneziane e confrontandosi con manualità, precisione, creatività e capacità di trasformare un’idea in qualcosa di concreto.
“Questa esperienza – spiega Giampaolo Toso, direttore della sede CNA di Venezia e referente metropolitano per il settore artistico – nasce con l’idea di creare un ponte sempre più forte tra il mondo dell’artigianato tradizionale e il mercato del lavoro. I curricula di Arianna, Sara e Tommaso sono soltanto alcuni dei profili arrivati attraverso la candidatura: sono stati scelti per la particolare vicinanza e affinità dei loro percorsi con i materiali e le attività delle due aziende che li ospiteranno. I tanti profili arrivati, però, dimostrano l’interesse da parte dei giovani per il settore artigiano. Tutti i profili ricevuti sono già stati messi a disposizione delle aziende che oggi stanno cercando manodopera. È questo, infatti, uno degli obiettivi che ci poniamo: creare un nuovo bacino di giovani energie da mettere in relazione con le imprese artigiane, offrendo loro la possibilità di continuare un percorso di apprendimento e di avvicinamento al saper fare”.
Toso guarda però anche alla capacità più generale di Venezia di costruire un nuovo modello di sviluppo per le città storiche.
“Siamo fiduciosi che Venezia possa diventare una città capace di fare scuola anche per le altre città storiche. La strada è ancora lunga, ma ci sono segnali confortanti, a partire dall’andamento positivo del fatturato delle imprese nei primi sei mesi dell’anno. Da una prima analisi, infatti, le nostre aziende registrano una crescita del fatturato dell’11%. Siamo invece preoccupati per l’aumento dei costi: la crescita indiscriminata degli affitti e del costo dell’energia rischia di mitigare il trend economico positivo e, soprattutto, di vanificare gli effetti di questa nuova fase di vitalità imprenditoriale. Un altro segnale confortante arriva dalle nuove aperture: delle 20 imprese che abbiamo contribuito a generare nel 2026, l’età media degli imprenditori rimane sotto i 39 anni. È un dato che dimostra come il tessuto cittadino e l’imprenditoria giovanile possano rappresentare una parte importante del futuro di questa città. In un momento difficile, quindi, il tessuto imprenditoriale della Città Antica sta mostrando una capacità di reazione positiva, anche rispetto alla terraferma. È il momento di fare sistema con le amministrazioni, che sono certo comprendano l’importanza di investire sulla città, soprattutto sui temi del sostegno ai giovani, del passaggio generazionale e della riduzione dei costi. Possiamo utilizzare in maniera virtuosa anche alcune leve già a disposizione, come il contributo di accesso e la tassa di soggiorno, per rendere sempre più conveniente e sostenibile aprire e fare impresa a Venezia. Il mercato c’è, la domanda c’è e questa nuova imprenditorialità rappresenta una scintilla importante. Il rischio è che i costi di esercizio troppo elevati finiscano per spegnerla”.
Un percorso che, nelle intenzioni di CNA, può diventare quindi qualcosa di più di una singola esperienza pilota: un modo per intercettare giovani, imprese e competenze, costruendo nuove opportunità occupazionali e dando continuità alla trasmissione dei mestieri della tradizione di “Venezia e la sua Laguna”.
“Quando parliamo di artigianato veneziano – sottolinea Francesco Grimaldi, presidente della sede di Venezia di CNA – parliamo di un patrimonio che non può essere considerato soltanto qualcosa da conservare. Deve essere qualcosa da vivere, imparare e rinnovare. Dietro ogni manufatto ci sono conoscenze, manualità, creatività e capacità di interpretare i materiali. Sono competenze che rischiano di perdersi se non riusciamo a trasferirle alle nuove generazioni. Per questo avvicinare i giovani alle botteghe e alle imprese significa dare una prospettiva concreta al futuro del nostro artigianato. E significa anche far capire ai ragazzi che il lavoro artigiano può essere un percorso nel quale mettere insieme conoscenza, creatività e capacità manuale”.
L’artigianato tradizionale, infatti, non è solo espressione dei valori identitari della comunità locale ed elemento costitutivo dell’autenticità del Sito UNESCO “Venezia e la sua Laguna”, ma può rappresentare il futuro per molti ragazzi che scoprono come il fare possa diventare la sublimazione del pensare.
Unire l’intelletto all’utilizzo delle mani non significa soltanto imparare un lavoro. Significa mettere in gioco creatività, concentrazione, capacità di risolvere problemi, fatica e soddisfazione.
È anche per questo che il saper fare artigiano può rappresentare qualcosa di più di una fonte di reddito: può essere uno stimolo intellettuale e fisico, un modo per costruire competenze, identità e futuro.
Questo è l’artigianato italiano e veneziano: tradizione e innovazione, memoria e futuro, conoscenza e manualità.